sabato 21 ottobre 2017

MetroB Roma, il guasto tecnico

A volte succede di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, oppure nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Più frequente la seconda ipotesi, più frequente del passaggio della Metro B il 18 ottobre scorso a Roma.

E allora che fai? Usi l'occasione per registrare l'inferno in cui ti trovi, tu e altre centinaia di persone che vorrebbero tornare a casa dal lavoro ma restano alla stazione Tiburtina in attesa che qualcosa si sblocchi mentre l'Atac informa i signori viaggiatori che devono scendere dai vagoni per guasto tecnico e @InfoAtac su Twitter scrive che si tratta di guasto/manutenzione... Ma non sono cose diverse? Ma perché ci prende il sospetto che sia l'ennesimo sciopero underground mascherato da difetti alle vetture che pure ci sono? Perché ci trattano male?

Senza rancore ma anche senza vergogna, Atac, qui sotto una clip audio che pare un montaggio nei gironi dell'inferno e invece è solo il tasto rosso del cellulare che ho premuto "senza speranza e senza disperazione", i compagni di sventura hanno fatto il resto, anzi tutto.

Buon ascolto.




venerdì 11 agosto 2017

Non siamo proprio bastardi, dai

In questi giorni di caldo afoso in città mi godo l'aria condizionata e tanti tg e talk show. L'agenda è uguale per tutti, i fenomeni migratori in testa. Il modo di trattare le notizie anche. Mi capita di saltare sulla sedia, ma poiché è il divano, sprofondo per la vergogna e l'imbarazzo.

A volte sono le parole straniere pronunciate male, a volte il significato del nome etichetta "rifugiato", per esempio, altre volte la pigrizia di non ripetere i confini geografici, il governo di turno, cos'è la Convenzione di Ginevra del 1951, per esempio.

Mentre mi accaloro nonostante il fresco artificiale, ritrovo un pezzo letto su transom.org l'iniziativa della radio pubblica americana che raccoglie, online e offline, idee, tecniche e persone che fanno radio e più ampiamente condividono nuove e originali audio storie.

Il pezzo si chiama Despair, Inherited e a prima lettura potrebbe essere un fuori tema rispetto alle migrazioni e ai miei sprofondamenti sul divano. E' infatti sulla "postura" da tenere quando si ha a che fare con un tema difficile come può essere senza dubbio il suicidio: quale relazione attivare con chi sta raccontando la propria esperienza al microfono? Come non urtare la sensibilità eppure far emergere la realtà? Come mostrare e ricevere fiducia?

"You’re allowed to be vulnerable. You’re allowed to make mistakes. There’s a good chance you’ll be able to fix it if you mean well. And, as Ira Glass reminded us in class: You’re not bastards!"

Continua l'autrice dell'articolo Catarina Martins, ricordando quello che le hanno insegnato al Transom Story Workshop nella primavera del 2015: "We’re compassionate, empathic human beings and we have a chance to honor our characters".

Che sospiro di sollievo, si può essere empatici pur mantenendo alta l'attenzione alla storia che si sta svolgendo nelle nostre orecchie e di cui diventiamo custodi e annunciatori. Grande responsabilità.

Sarebbe bello vedere nei brevi servizi confezionati col cellophane l'incertezza di un attimo, la parola di scuse, il giornalista che ci regala qualche secondo di umanità e speriamo glielo lascino fare. Aspettiamo anche di ascoltare un linguaggio appropriato, le scuse quando si esagera o si fanno errori, la ricerca della verità come campo aperto anche da parte di chi conduce tg e talk show nei freddi studi televisivi con l'aria condizionata fra capo e collo. Anche se scorrono già i titoli di coda. L'empatia è pure quella con chi sta a casa sul divano.




mercoledì 19 luglio 2017

A casa di Anna, il bombardamento di San Lorenzo in audio doc

Il 6 marzo scorso è andata in onda per il programma "Tre Soldi" di Radio Tre Rai la prima puntata di Memorie di carta, l'audio documentario sui pezzi e i fatti di carta che non riusciamo, ancora e per fortuna, a dimenticare e che anzi vogliamo riportare alla luce leggendoli e condividendoli a voce alta. Anche davanti a un microfono.

A casa di Anna, la lettera ritrovata (foto A. Rapone)

E' quello che è successo la scorsa estate a casa di Anna, la signora di San Lorenzo che un giorno ritrova la lettera scritta dal fratello Ugo all'indomani del bombardamento del quartiere il 19 luglio 1943 e a cui ho chiesto di raccontarmi, per la centesima volta e forse anche di più, le tante storie legate a quel ritrovamento e a quel fatto. E Anna racconta volentieri, si commuove, corre spedita sul filo di episodi fondamentali che sembra ieri siano accaduti a lei e a molti altri. Poi incontro gli altri, gli abitanti del quartiere che le fanno coro e dicono, ognuno, come hanno vissuto quei momenti e quei giorni, cosa è successo dopo, chi si è salvato e chi non ce l'ha fatta. Non parlano volentieri ma con sincerità e lucidità estrema.

Poi il documentario prende forma e aggiunge puntate con altre persone e su altri oggetti cari sempre su carta: foto, ricette di cucina, diari e pagelle di scuola.

La prima puntata è quella a cui sono più sono affezionata, è quella su cui ho lavorato maggiormente e quella in cui mia nonna Anna ci fa una lezione di storia a partire da casa sua.

Buon ascolto a casa di Anna 





lunedì 10 luglio 2017

My Voice, l'app per i malati di SLA

A volte le parole non finiscono solo in cuffia. A volte entrano in un'app e restano un ricordo. Si chiama My Voice l'applicazione che consente ai malati di SLA di registrare per tempo, cioè prima del decorso della malattia, frasi ricordo di qualsiasi tipo con cui stare nel mondo e parlare ai propri cari.

Ci possono essere pensieri utili di vita pratica - ho freddo, ho fame - sia condivisione di sentimenti e riflessioni: sono comunque tutte importanti per restare in contatto attraverso quel fatto intimo e sociale che è la voce.

"Un 'vocabolario' preparato in anticipo, per quando il paziente non sarà più in grado di parlare. Le registrazioni verranno scaricate su un comunicatore che il malato potrà poi utilizzare anche solo attraverso il movimento degli occhi".
Questa e altre informazioni nel video che oggi Repubblica.it pubblica fra gli altri. A me sembra più importante, ma anche più straziante. E non per la musica con sequenza d'inganno, e dunque lacrima facile e dunque fastidiosa, che l'agenzia McCann ha scelto per realizzarlo, ma per il semplice e ineludibile fatto che la comunicazione di domani sarà spontanea e diretta nel pensiero ma per l'emissione voce e la scelta delle parole si dovrà aprire il barattolo-app e cercare quelle più adatte, sempre però lontane e asincrone.

Questa è la parte difficile da digerire del video, dopo il plauso all'iniziativa firmata nel laboratorio del centro NeMO dell’ospedale Niguarda a Milano. Viene voglia di fare lo stesso e di contribuire al progetto, di non perdere tempo e custodire la voce, le emozioni e anche i fatti. Poi domani si vedrà. Il grassetto è voluto.

Questa la scheda di YouMark, il sito di riferimento delle campagne pubblicitarie.





martedì 4 luglio 2017

A spasso per Roma, giovedì 6 luglio i quartieri di Roma si fanno ascoltare

Si chiama A spasso per Roma, è una visita guidata da 8 autori che permetterà di girare la città comodamente seduti in libreria. Quando? Il prossimo giovedì 6 luglio alle 20.30 presso "centro copie La Caffarella" a via Arrigo Davila 97-99.

Racconti, poesie, suggestioni teatrali e uno speciale esperimento di narrazione tutto in una serata.
Fra i quartieri visitati, Trastevere, Tor Pignattara e San Lorenzo.
Da un'idea di Silvia Lombardo con Clara Cerri.
Con la partecipazione della Palombi Editori.

E poi ci sono anche io, anzi c'è anche lei nelle vie del suo quartiere, San Lorenzo. Lei è mia nonna, che qualche tempo fa mi ha raccontato per la centesima volta il bombardamento delle strade e dei palazzi che ama tanto. Solo che quella volta ho acceso il registratore e oltre a lei ho raccolto la storia di molti altri bambini di allora. Quella storia è diventata un audio doc per Radio Tre Rai, per il ciclo Memorie di carta, dedicato al ritrovamento di lettere, diari, pagelle, riviste e ricette da cui rinasce la memoria personale e collettiva. 

Non sappiamo se giovedì 6 luglio lei sarà presente in libreria, deve ancora chiedere... di certo la sua voce timida e sfacciata guiderà la narrazione. Un pezzo di Roma la conosceremo nel passato e in ascolto. 

Vi aspettiamo.

lunedì 3 luglio 2017

Ancora su Fantozzi: il lavoro, le parole e i suoi tempi

Stiamo peggio oggi o ai tempi di Fantozzi?

Alessandro Gilioli su l'Espresso non dà l'altra opzione, non cerca un meglio possibile, esiste solo il peggio e il meno peggio: è dentro questa categoria che si può scegliere, forse. Il titolo del pezzo dedicato alla scomparsa di Paolo Villaggio si muove infatti nella consapevolezza che il lavoro ai nostri tempi sia un orizzonte precario, fatto di situazioni fasulle e di linguaggi che alterano volutamente la realtà.

Quello che manca oggi è l'azienda, la solidità di un contratto e di uno stipendio, l'abitudine rassicurante di incontrare le stesse facce di ogni giorno e di provare gli stessi sentimenti anche di odio, l'odio era ammesso ai tempi di Fantozzi.

L'articolo non fa sconti e allo stesso tempo non approfondisce, ma chissà quante volte abbiamo sentito i racconti di genitori, amici più grandi, noi stessi allo specchio del bagno per sapere che è tutto vero e che possiamo chiuderlo proprio noi, il pezzo coi pezzi di realtà mancante.

L'odio di Fantozzi era un sentimento, un legame, una forma di affetto perverso in tempi che non sapevano cosa fosse l'engagement e l'outdoor - uso altre parole per variare quelle dell'autore:-) - in cui si lodava il golfino di lana fatto a maglia per la nipotina della collega amica, perché di fondo si riconoscevano precise carte d'identità, cose persone, ruoli e soprannomi. A pelle non mi sarebbero piaciuti i golfini di lana così la pelle prude ai fuori porta che non siano gite fra amici.

"Non si riesce più nemmeno a ridere, parlando di lavoro, oggi". Finisce così l'articolo, ed è agghiacciante. Bisogna però continuare a narrare il lavoro, cercare le chiavi per riderne e piangerne insieme.







Fantozzi e lo smart working

L'avevo chiesto ad alcuni colleghi, cosa fosse per loro lo smart working. Qualcuno c'aveva preso, qualcuno era andato fuori strada. Mitico David e la sua "camminata tecnologia", smart walking appunto.

Lo chiedevo soprattutto a me stessa quando ero alle prese col badge in entrata, il badge smarrito, il traffico che impazza e la grande città che si blocca, gioie e dolori della vita in comunità. La vita dell'impiegato, insomma, più libero ora o più cattivo? Senza cravatta ma davvero mai più costretto?

Le domande che mi assillavano l'avevo fatte a manager, sindacalisti, impiegati e perfino al fisioterapista che ci rimetteva a posto la schiena e lo spirito a pezzi. Le risposte e il sentiero che si apriva erano finiti dentro l'audio documentario Smart working. Contro il logorio della vita moderna, con un chiaro omaggio nel titolo a Ernesto Calindri e al suo aperitivo a base di carciofo in mezzo a una strada. Lo vorrei vedere oggi.

Questa è la prima puntata dell'audio doc andato in onda in cinque puntate per RadioTre Rai, è quella a cui sono più affezionata per tanti motivi e perché c'è anche lui, Fantozzi, il ragioniere più famoso e bistrattato anzi logorato d'Italia, protagonista della vita da impiegato e dell'ufficio che fu.

Nel 2015 Fantozzi festeggiava i 40 anni, è passato tanto tempo. Eppure a me pare che anche se cerchiamo di essere più smart, sul lavoro e in altri ambiti, certe ansie, certi riti, certe pratiche non solo di carta resistano al tempo e ci tengano ancora in bilico fra il desiderio di lavoro agile, quello svolto anche in ambienti diversi dall'ufficio e rispetto ai tempi dell'organizzazione, e la macchinetta del caffè.

A Paolo Villaggio che oggi ci lascia, tutti i sospiri che facevamo guardandolo in tv e soffrendo con lui.